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Ghemon live a Largo Venue: ultima data tra fantasmi e nuovi inizi

Ghemon live a Largo Venue: ultima data tra fantasmi e nuovi inizi

di Giorgia Groccia.
foto di Chiara Carboniero.

Ghemon, classe ’82, originario di Avellino, è uno degli artisti più poliedrici che il panorama musicale italiano possiede. È una personalità mutabile e mutata nel tempo, un artista che ha realmente stravolto il suo universo musicale più volte: basti pensare al percorso intrapreso dal MIXTAPE “Qualcosa cambierà” ad oggi; era il lontano 2007, e da allora il cantautore dall’animo hip hop ne ha fatta di strada. Se, infatti, consideriamo il suo ultimo album, MEZZANOTTE, uscito un anno fa, possiamo osservare con attenzione la genesi e lo sviluppo artistico subito e maturato nel tempo. L’anima soul resta integra, il rap sostituito da sonorità decisamente più melodiche, meno parlate, sempre e comunque raccontate con la stessa grinta, la stessa espressione del volto e le stesse mani tremanti che aggrediscono il microfono e divorano il palcoscenico.

Il live del 13 ottobre 2018, a Largo Venue (Roma), non è una data qualsiasi, bensì l’ultima data di un lunghissimo tour durato un anno con ben 55 date chiuse con gran successo e clamore.

 

 

Il concerto vede in apertura la splendida Gabriella Martinelli, cantautrice di origini Pugliesi e sicuramente uno dei nomi più interessanti tra le nuove leve del cantautorato Italiano femminile. Artista dalla grande personalità, con la passione per il teatro-canzone. Gira l’Europa da busker e vanta numerosi anni di gavetta suonando nei club, nei festival e nei teatri. Vincitrice di molti premi legati alla canzone Italiana d’autore e pubblica il suo album d’esordio “Ricordati di essere felice” per l’etichetta Toto Sound Records nel 2015. Pubblica il 20 aprile 2018 il suo nuovo disco “La pancia è un cervello col buco”, affresco onirico, splendido ritratto a più riprese contenente volti segnati da storie e tempo che scorre; l’avvincente personalità dell’album resta in perfetta aderenza con la personalità artistica della Martinelli che strega il palco e la platea con la sua scrittura, interpretazione e coinvolgimento emotivo. Insomma, un’apertura al femminile in linea con l’immensa cultura e attenzione verso la musica di qualità che delinea tutto il resto del live.

Ghemon parte della fine ricostruendo la propria storia a ritroso, come egli stesso afferma nell’epilogo di chiusura, dividendo inoltre il suo show in tre momenti, per l’appunto denominato Musica in tre atti. 
Prende piede il prologo con una traccia che può decisamente definirsi un’evergreen nel repertorio del cantautore, ovvero la suggestiva Fantasmi, un brano che certamente segna un periodo importante nella carriera di Ghemon, oltre ad essere stato trampolino di lancio per l’artista; è oltretutto una delle più belle poesie scritte nella storia del rap italiano, caratterizzata da un’ambientazione grigia, di un grigio di cui bisogna sporcarsi e in cui bisogna indagare per riaffiorare in superficie, e per poter apprezzare nuovamente i colori.

 

Si prosegue con un tris esplosivo, dopo la medicina, scusa, e il fortunatissimo singolo un temporale.
La band è fusa in perfetta armonia con le voci del coro scatenato, grintoso e dall’animo black; il tutto crea la cornice adatta per rafforzare le parole, già di per sé luminose, dei testi delle canzoni di Ghemon che scorrono e giungono al pubblico come carezze da restituire. Il primo atto si intitola Un vecchio nemico, e comprende mezzanotte , cielo di cemento, magia nera e Veleno, tutti brani dalla potenza narrativa prorompente che raccontano un baratro, una perdita, il remarsi contro come fossimo capaci di affondarci e raderci al suolo con le nostre stesse mani, un buio pesto che richiama il titolo dell’album, non casuale per l’appunto.

 

 

Il secondo atto si intitola A HOUSE IS NOT A HOME, preannunciato sulle note iniziali del brano meglio tenersi i dubbi , il quale racconta un turbolento risveglio in hangover, quando tutto era lasciato al caso sul letto sul divano tutto sottosopra (…) i baci, i morsi, le carezze, il sesso, un’ubriacatura. Difatti i brani scelti sono pomeriggi svogliati, Bellissimo, un madley tra Da lei , un giorno in più dell’eternità e crimine. La perfetta mescolanza tra il vecchio ed il nuovo, tra passato e presente, diviene un’arma devastante per giungere ai più affezionati e ai nuovi fan già totalmente persi nel sound dell’artista. Si prosegue con SIERO BUONO e A CASA MIA, per poi intraprendere il III ATTO: ME FIRST. La perdita di coscienza nei meandri del nostro oceano personale, la luce e una scappatoia. I brani scelti, che simboleggiano appunto quella luce, quella scappatoia sono NESSUNO VALE QUANTO TE, QUASSU’, ADESSO SONO QUI e CRIMINALE EMOZIONALE.

 

 

Ghemon, acclamato e richiamato sul palco dalla solida fan-base, riappare con la band per il gran finale con QUANDO IMPARERO’, COSE CHE NON HO SAPUTO.. e IMPOSSIBILE. L’epilogo è una confidenziale chiacchierata a cuore aperto con il pubblico che reagisce ed interagisce, si emoziona, assapora quelle parole come fossero pronunciate da un amico, da un fratello, da un fidanzato, da un lontano e primordiale ricordo d’infanzia. Di lì il cantautore inizia a raccontare del capovolgimento della scaletta e dell’arco narrativo dei tre atti, racconta di quanto sia particolare la data romana proprio perché ultima. Parla con la pancia, e le parole arrivano chiare e sincere, investono chiunque in un momento di alta dimostrazione non solo d’arte ma d’umanità vera.

 

 

Esistono tante tipologie di fini afferma Ghemon la fine dei periodi neri, degli ospedali, dell’abbandono, la fine della depressione, Mezzanotte non è un disco depresso, è un disco di qualcuno che combatte, tira cazzotti, che vuole vedere cosa c’è domani. E così cadono maschere e sorrisi di facciata, casca così lo stereotipato prototipo di artista double face, cascano le menzogne che la gente si racconta prima di andare a letto: una verità nuda e cruda tutta da svelare, perché solo parlandone non ci si sente soli, solo parlandone quei cocci rotti possono tornare a possedere una forma, un senso, possono rialzarsi dai pavimenti ruvidi, costellati da ostacoli sormontabili con l’aiuto di se stessi e degli altri. Questo disco poteva sembrare sfigato o triste, ma in realtà il senso era quello di condividere e aiutare qualcuno, se no a che serve questo megafono se non per far ciò? E poi conclude: non volevo fosse una serata malinconica, ma piuttosto la celebrazione di un bellissimo tour, e di un anno pieno di affetto in cui io mi sono sentito decisamente meglio, adesso mi alzo dal letto la mattina contento. Stasera, questo è il mio modo per dire addio a questo disco.

E con il bis del brano TEMPORALE, diciamo addio a MEZZANOTTE, pronti a ricevere al più presto possibile nuova poesia, parole nuove dal nostro G.

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