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Litfiba all’Arena Flegrea: appuntamento con la storia per i quarant’anni di 17 Re

Ci sono concerti che riempiono un calendario estivo e concerti destinati a rimanere impressi nella memoria di chi vi assiste. Quello dei Litfiba all’Arena Flegrea di Napoli appartiene senza dubbio alla seconda categoria. La celebrazione del quarantesimo anniversario di 17 Re rappresenta un vero e proprio appuntamento con la storia del rock italiano, un evento che va oltre il semplice concerto e che richiama non solo gli appassionati della band, ma chiunque riconosca il valore di un album capace di cambiare il linguaggio della musica italiana.

Sul palco un’opera gigantesca eseguita integralmente, riportata al centro della scena con il rispetto e l’intensità che merita. L’introduzione strumentale di “Febbre” crea immediatamente un’atmosfera sospesa, preparando il terreno all’ingresso di “17 Re”, la title track rimasta inedita per quattro decenni e finalmente restituita al pubblico. È uno dei momenti più significativi dell’intero spettacolo, perché permette di completare idealmente un disco considerato da molti il vertice creativo della band.

Da questo momento in poi il concerto segue il percorso di 17 Re nella sua interezza ma non non suo ordine originario, alternando episodi più aggressivi come “Come un Dio”, “Vendetta” e “Ferito” a brani più introspettivi ed evocativi come “Ballata”, “Pierrot e la luna”, “Univers” e “Tango”, fino alla conclusione affidata a “Resta”, che chiude idealmente un viaggio musicale ed emotivo senza perdere un grammo della propria forza.

Tra un brano e l’altro, Piero Pelù si prende spesso il tempo per dialogare con il pubblico. I suoi interventi non sono semplici presentazioni delle canzoni, ma riflessioni sulla pace, sulle guerre, sulla politica e sull’importanza di mantenere uno spirito critico. È una scelta perfettamente coerente con la natura di 17 Re, album profondamente sociale e politico, che ancora oggi continua a interrogare il presente con sorprendente lucidità.

Dal punto di vista musicale la band offre una prestazione di altissimo livello. Piero Pelù appare in splendida forma: domina il palco con il carisma che lo ha reso uno dei frontman più iconici del rock italiano, mentre la voce convince per potenza, intensità e controllo. Accanto a lui, Ghigo Renzulli firma una prova magistrale. Il suo modo di suonare rimane unico e immediatamente riconoscibile: ogni riff, ogni arpeggio e ogni assolo contribuiscono a mantenere intatta l’identità sonora di un disco diventato un punto di riferimento per intere generazioni. Il basso di Gianni Maroccolo è il cuore pulsante dello spettacolo. Le sue linee melodiche donano profondità e dinamismo ai brani, confermando quanto il suo contributo sia determinante nell’economia del suono dei Litfiba. Determinante anche il lavoro di Antonio Aiazzi, che con tastiere e pianoforte costruisce le atmosfere più evocative della serata, impreziosendo brani come “Re del silenzio”, “Univers” e “Tango” con sfumature che ne esaltano il fascino.

Alla batteria, Luca Martelli sostiene l’intero concerto con energia, precisione e sensibilità, raccogliendo con personalità un’eredità importante e contribuendo a rendere compatta una band che non molla un colpo dall’inizio alla fine.

Terminata l’esecuzione di 17 Re, arriva il momento dell’encore con “Il vento”, “Istanbul”, “Santiago”, “Eroi nel vento”, “La preda”, “Tex” e “Cangaceiro”, sette classici che fanno esplodere l’entusiasmo dell’Arena Flegrea e regalano il giusto tributo alla Trilogia del Potere.

La scelta di limitare questa parte finale a pochi brani è contestata da alcuni ma coerente con lo spirito del tour: il protagonista assoluto è 17 Re, celebrato nella sua interezza senza compromessi. Una decisione coraggiosa e vincente, che rende questa data ancora più speciale.

La speranza, dopo una serata di questo livello, è che non si tratti di un episodio isolato. Se 17 Re ha dimostrato tutta la propria grandezza anche dal vivo, sarebbe straordinario assistere in futuro a un tour celebrativo dedicato a Desaparecido o a Litfiba 3, altri due album imprescindibili della storia della band e dell’intero rock italiano. Dopo un appuntamento con la storia come quello dell’Arena Flegrea, il desiderio di rivivere altre pagine fondamentali del repertorio dei Litfiba non può che diventare ancora più forte.

A cura di STRE (Stefano Crispino)

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