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Eliades Ochoa, a Villa Bruno il son cubano non resta seduto

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San Giorgio a Cremano (NA), 20 settembre 2026 — Ci sono concerti nei quali il pubblico si accomoda sulla propria sedia e aspetta che sia l’artista a fare tutto il lavoro. E poi ci sono quelli in cui, a un certo punto, la sedia diventa praticamente un elemento d’arredo.

È quello che è successo domenica sera a Villa Bruno, dove Eliades Ochoa ha portato il suo son cubano all’interno della XXXI edizione del Festival Ethnos diretto da Gigi Di Luca, trasformando progressivamente una platea pensata per stare seduta in una piccola festa improvvisata.

Il concerto, inizialmente previsto nella vicina Villa Vannucchi, ha infatti subito un cambio di location comunicato dall’organizzazione nei giorni precedenti: per la serata del 20 settembre il pubblico si è quindi ritrovato nella suggestiva Villa Bruno, sempre a San Giorgio a Cremano.

Una variazione che non ha minimamente intaccato il risultato finale. Anzi, perché Ochoa non ha bisogno di fare chissà quale discorso motivazionale: gli basta suonare e, soprattutto, incitare continuamente il pubblico a ballare.

Prima qualcuno si alza con discrezione, poi qualcun altro lo segue, poi le file davanti al palco cominciano a perdere completamente il concetto di posto assegnato. E alla fine la sensazione è quella di essere finiti, per qualche ora, molto più lontano dal Vesuvio di quanto non suggerisca la geografia.

Il repertorio attraversa il son tradizionale cubano, con brani che richiamano inevitabilmente anche l’immaginario legato ai Buena Vista Social Club, progetto del quale Ochoa è stato una delle figure fondamentali.

E qui arriva anche una delle poche “lamentele” possibili della serata: se vieni a vedere Eliades Ochoa, una parte di te aspetta inevitabilmente qualche minuto in più di Buena Vista Social Club. I richiami non mancano — Chan Chan, El carretero, El cuarto de Tula, Candela — ma non sono il cuore assoluto del concerto. Ed è probabilmente giusto così: Ochoa non è un jukebox del Buena Vista, ma un musicista con una storia e un repertorio enormemente più ampi.

Il bello è proprio quando il concerto smette di sembrare una celebrazione nostalgica e diventa semplicemente un concerto di Eliades Ochoa e della sua band, con quella capacità tutta cubana di prendere una melodia apparentemente semplice e farla diventare irresistibilmente fisica.

In mezzo alla serata c’è spazio anche per qualche momento più leggero. Una breve citazione de La Cucaracha, quasi una gag musicale, basta a far capire lo spirito con cui Ochoa sta affrontando il palco: niente atteggiamento da monumento intoccabile, nonostante davanti al pubblico ci sia una vera e propria leggenda della musica cubana.

Ed è forse questo uno degli aspetti più belli del concerto. Ochoa porta con sé decenni di storia, collaborazioni, riconoscimenti e l’enorme popolarità arrivata anche attraverso Buena Vista Social Club — ma sul palco non sembra interessato a ricordarci continuamente quanto sia importante. Preferisce farci divertire.

Il risultato è una serata calda, allegra, spontanea. Una di quelle in cui il confine tra concerto e festa diventa sempre più sottile. E mentre il pubblico continua a ballare, Villa Bruno sembra per un momento trasformarsi in una piazza cubana.

È anche un modo perfetto per chiudere la quattro giorni vesuviana di Ethnos dedicata alla world music: un festival che da oltre trent’anni utilizza la musica come occasione di incontro tra culture e territori e che anche in questa XXXI edizione porta nei comuni dell’area vesuviana artisti provenienti da realtà musicali molto diverse. Eliades Ochoa, invece, arriva da Cuba. Ma per una sera non serve prendere nessun aereo. Basta alzarsi dalla sedia e ballare.


A cura di STRE (Stefano Crispino)

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