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Intervista al promettente artista “Bucha” tra l’indie e il rap

Tutti giù parterre incontra Bucha:

la rivoluzione del perdersi nelle piccole cose

 

Volevo essere un samurai un avvocato un calciatore” scrive Bucha in uno dei suoi brani di maggior successo, Rivoluzione: un titolo programmato al dettaglio per colpire ed affondare, per marcare il territorio e lasciare un’impronta indelebile proprio in quel pezzetto di panorama ascendente che gioca a cavallo tra l’indie pop e il rap di nuova generazione.

 

 

Giorgio Di Mario all’anagrafe, classe ’95, romano doc, è un cantautore a tutti gli effetti, un cultore delle piccole cose, del quotidiano spezzato a metà tra rabbia ostinata e poetica nuda e cruda, quella di strada che non risparmia nessuno ma che mai diviene volgare e offensiva.

È un giovane narratore di se stesso che, grazie all’onestà intellettuale e ad una penna aggressiva e sincera, ottiene ottimi feedback per l’uscita del suo EP Fango nel 2014.

Nel 2015 rilancia con il nuovo EP Schegge, e sempre a marzo del 2015 ottiene numerosi consensi grazie al brano Un altro po’, premiato da Hip Hop Tv Italy (canale 720 Sky) con l’Hip Hop Tv Pass. In seguito viene premiato durante il contest One Shot Game 2015 organizzato da Honiro Label, per poi riconfermarsi padrone della scena nel 2016, ospite in una trasmissione di RaiRadio3 “La lingua batte” in qualità di rappresentante della nuova leva musicale 2.0.

Inoltre, sempre nel mese di Settembre, grazie a Limiti, un pezzo particolarmente maturo con un chiaro messaggio antirazzista, ottiene la grande possibilità di partecipare al concorso per autori Genova Per Voi organizzato da Universal e patrocinato della regione Liguria.

Dopo aver girato l’Italia portando con sé la sua musica ed il suo vissuto, Bucha tira fuori un altro successo, il brano Il piccolo principe, prodotto da LGND un giovanissimo producer bresciano, e supervisionato da Bosca storico beatmaker della scena italiana, che vanta collaborazioni con artisti del calibro di Fabri Fibra, Bassi Maestro, Dargen D’amico ecc.

 

 

Si può dire, senza ombra di dubbio, che Bucha abbia trovato la chiave vincente per arrivare e far breccia nell’animo dei suoi giovanissimi ascoltatori senza sfruttare i classici meccanismi che risiedono nei troppi giri di parole, preamboli, perbenismi inutili o classici romanticismi sdolcinati tanto in voga in questo periodo storico musicale.

 

Ecco cosa ci ha raccontato del suo progetto:

 

A quanti anni hai capito di voler scrivere le tue canzoni?

La scrittura ha sempre fatto parte della mia vita, ricordo che intorno alla terza o quarta elementare  iniziai a scrivere dei piccoli racconti completamente a caso, poi piano piano ho cominciato a sfoltire e a comporre delle “poesie “ e mi sono iniziato a divertire con le rime. Fino ai 13-14 anni non avevo alcuna intenzione di trasformare questi scritti in canzoni, poi ho sentito sempre di piu’ la necessita di dar voce a quelle parole che segnavo sui fogli a4, ed ho scoperto che il rap era il genere che piu’ degli altri  mi dava la possibilita’ di dire tante cose in un tempo ristretto.

 

Hai sempre voluto fare rap o hai vagliato vari generi prima?

Il rap come ti accennavo nella domanda precedente e’ il miglior mezzo in un periodo ben preciso della mia vita che ho trovato per riuscire a tirar fuori tutto quello che avevo in testa, non mi sono mai posto limiti di genere, cantavo nei ritornelli e facevo i vocalizzi anche quando li alternavo a 32 barre o a degli extrabeat. Non ho mai voluto imparare a suonare niente, ho fatto qualche lezione di chitarra ma mi annoiavo subito, mi interessava solo la scrittura e la performance. Ascolto un sacco di generi diversi e gli ultimi miei brani usciti sono entrati rispettivamente in classiche rap, indie ma anche per dirti in Pop italia, non mi interessano le etichette si tratta di musica, che si divide solo in due categorie : quella bella e quella brutta. (io tento ogni giorno di riuscire a rientrare nella prima)

 

Bucha intervista

Il brano “Rotazione” ha superato i 70.000 stream su Spotify

 

Chi sono gli artisti da cui trai ispirazione?

Dipende dai periodi, quando ero piu piccolo tra i 10-13 anni ero fissato con le sfumature del rock e del metal, crescendo ho riscoperto tutta la scuola dei cantautori italiani, sicuramente gente come Califano, Battisti e Dalla hanno segnato parecchio il mio percorso, ma anche un Coez o un Fibra ora ascolto solo cose che so che non possono influenzarmi troppo, sono abbastanza paranoico e tento di prendere ispirazione piu che dalla musica, dal cinema, dall’arte contemporanea o da viaggi.

 

Elenca tre cose di cui Bucha non può proprio fare a meno

L’arte, Le donne, I gastroprotettori per lo stomaco

 

Qual è il momento esatto in cui hai scelto di traslare dal panorama rap all’indie?

Non l’ho scelto io, ma gli addetti ai lavori, io volevo solo uscire dal concetto classico di beat e dare piu spazio alla musica e alla mia voce, il mio approccio e’ molto legato ancora all’immaginario hip hop, con quella fame e quella voglia di dimostrare di essere il piu forte, di essere schietto diretto senza troppi fronzoli. Non mi ci vedo a parlar d’amore come parlassi della lista della spesa o a inventare frasi random senza significato per apparire piu’ alternativo. Io faccio la mia musica, poi il genere o l’involucro in cui inserirla decidetelo voi

 

 

Cosa pensi del panorama Indie pop che continua a svilupparsi esponenzialmente in questo periodo?

C’e’ molta piu’ attenzione e questo e’ sicuramente un elemento positivo, escono molti nomi e c’e’ un continuo ricambio, non sempre pero’, quantita’ e qualita’ coesistono, ma c’e’ molta roba che mi piace e molti artisti validi. Auguro il meglio a tutti e spero che nel 2019 possa togliermi qualche sassolino dalla scarpa anche io.

 

Se Bucha dovesse collocarsi in un periodo storico diverso da questo, quale periodo sceglierebbe?

Bella domanda, sono indeciso tra il boom economico e meta’ degli anni 60’ in italia, mi immagino al roxy bar con patty pravo e califano a sorseggiare Margarita e a parlare di quanto fosse moscio il culo di Yokono e a partecipare alle rassegne di Pasolini e Fellini girando su un 500 bianca, e un vernissage nel 1926 di Dali’ a Parigi, con Pablo Picasso, Miro’ e qualche altro esponente di quel periodo artistico a fumare oppio e fare l’amore ogni sera con una musa diversa.

 

 

 

 

In un tuo brano hai scritto “invidio l’incertezza e la purezza di un bambino, la mia giovinezza resta un film come Sorrentino”. Come hai vissuto la tua infanzia e quanto ha influito nella scrittura dei tuoi brani?

Ero un bambino molto allegro e ciccione anche se oggi non si direbbe, sono cresciuto grazie alla forza di mia madre e al supporto di mia sorella, il periodo adolescenziale e’ stato parecchio difficile per me, ma come per tanti, volevo bruciare le tappe e le ho bruciate tutte per poi pentirmene, ho sempre avuto fame di conoscenza, volevo conoscere tutto e subito, col tempo ho imparato a farmi meno del male e ad apprezzarmi di piu’, la mia fortuna e’ sempre stata quella di riuscire a mettere tutto per iscritto a trasportare li quel senso di oppressione, disagio e incomprensione che sentivo su quei famosi fogli a4. Quella rima mi e’ venuta vedendo Youth, un film che consiglio a tutti, per il resto tutto quello che faccio confluisce nella musica, parlo quasi esclusivamente di me, sono attratto da quello che ho dentro e quello che ho in testa, un noto discografico italiano un giorno mi disse : “Hai talento, i tuoi brani sono forti, ma parli solo della tua vita e di quello che pensi tu” gli risposi col sorriso di un 19 enne sbarbato dicendogli “ma di che altro potrei parlare?”. Aveva ragione lui probabilmente.


Quali sono i tuoi progetti in un futuro prossimo?

Un video nuovo, un nuovo singolo, il disco, un tour in giro per l’Italia, il successo, la botta delle tasse, altri 3 o 4 dischi e tour, un imborghesimento naturale da ragazzo nato in una famiglia umile, poi parecchi viaggi, una casa in Sardegna ed una ad Houten, un paio di sfizi per mia madre e i miei collaboratori, produrre un film decente di qualche regista fresco, un libro in cui racconto le mie cazzate, se sara’ ancora vivo una puntata al costanzo show e poi mi ritiro in campagna con qualche 40 enne psicopatica e un cane nero. La terra e’ l unica cosa vera che ci e’ rimasta.

 

Quale consiglio senti di dover/poter dare a qualcuno che vuole approcciare oggi per la prima volta e attivamente al panorama musicale italiano?

Di mettersi nel gioco solo se sente davvero il bisogno di dire qualcosa e di dirlo in un modo tutto suo, lo stile e’ tutto, di armarsi di pazienza e di parecchi gastroprotettori, fare musica nel 2018 logora il fegato, lo stomaco e l’anima, ma quando sei su quel palco e la gente canta quei drammi che avevi in testa, ti senti ripagato e ti dimentichi di tutto, lavori un anno per 10 minuti di applausi. Consiglierei molto di piu’ la carriera da fisioterapista o da influencer.

 

Intervista a cura di Giorgia Groccia

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