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TGP incontra Ombre Cinesi. Leggi l’intervista

Nuovi singoli in uscita ed il bisogno di raccontarsi

Intervista a cura di Giorgia Groccia

“Stanotte io resto qua, mi fingo più forte dei tuoi guai”.

Suona così l’ultimo singolo di Ombre Cinesi intitolato Eau de Toilette, singolo estratto dal secondo album del cantautore fuori per Fragola Dischi.

È passato poco tempo da quando Ombre Cinesi è diventato il progetto solista di Donato Maiuri, riscuotendo ulteriori successi tra le vette di Spotify e le playlist più gettonate del web. Escludendo i numeri da capogiro, oggi senza dubbio essenziali per chi decide di intraprendere una carriera artistica, il cantautore si racconta a mani basse, senza fatica alcuna nel svelare le proprie debolezze e le proprie ambizioni, tanto nei brani quanto nella vita. Forse l’anello di congiunzione diventa proprio lo specchio nel quale l’artista si osserva e si narra in entrambi i casi, che sia difronte ad un foglio bianco, che sia difronte ai fan, ai giornalisti, alle persone. L’onestà intellettuale, ad oggi poco in voga poiché immersi in un mare magnum di maschere senza volti, Ombre Cinesi sembra essere certamente un volto senza maschera. Sarà proprio questo il segreto del suo successo?

 

 

Tra synth nostalgici, testi disarmanti, video minimali, il cantautore si racconta a noi di TGP in attesa di una sorpresa imminente di cui però non sveliamo ancora nulla…

 

Abbiamo visto il tuo video di Eau de Toilette, molto sobrio e conciso, decide di lasciar spazio al personaggio e alle parole della canzone. Come mai questa scelta specifica?

Sono dell’idea che i videoclip spesso siano un valore aggiunto, in alcuni progetti addirittura l’unico valore. Per Eau De Toilette però ho sentito di voler far arrivare prima di tutto il testo, senza disperdere troppo l’attenzione. Sono stati mesi in cui ho definitivamente preso tra le mani la mia musica come solista: era giusto che ci fossimo solo io e lei (la musica).

 

 

Anche il mood del pezzo è caratterizzato in maniera ben precisa. I synth presenti hanno delle colorazioni nostalgiche, retrò. Quanto influiscono i tuoi retaggi musicali sulla musica che produci?

 Indirettamente influiscono molto: in fase di composizione non penso ad un artista specifico a cui ispirarmi ma i miei ascolti vengono fuori da soli in ciò che scrivo. Sono innamorato dei suoni dei synth che non suonano troppo intonati, di queste atmosfere eteree. Diciamo che faccio convivere in me l’amore per alcuni artisti italiani di altri tempi ma immortali, per gli anni ’80 e per la mia vena dark.

 Ombre Cinesi è un progetto decisamente ben riuscito che con semplicità e in poco tempo è riuscito a scalare le vette di SPOTIFY. Cosa pensi del panorama indie pop circostante?

Grazie, mi fa piacere che ci sia quest’attenzione attorno a me e ciò che faccio. Della scena che mi circonda penso ci sia davvero tanto di buono, finalmente gli artisti hanno avuto modo di uscire dalle “camerette” . C’è di nuovo voglia di rischiare. Non mi piace molto però quando inizio a sentire che suona tutto molto simile.

 

 

Nel testo cerchi l’amore ormai lontano e questa ricerca è caratterizzata da un’estrema dolcezza, delle sonorità che riportano alla mente delle immagini ben precise. Ci racconti la storia di questo brano?

Esatto. Nelle strofe rivivo degli episodi successi davvero, una frenetica ricerca di qualcosa che esiste solo nei miei ricordi. Nel ritornello questo ricordo si addolcisce sempre più e racconta di una notte in cui davvero ogni cosa al di fuori del mio letto sembrava “piccola“.

 Quando hai capito di voler scrivere le tue canzoni? Qual è stata la tua necessità primaria?

Semplicemente ogni notte non chiudo occhio se non sento di aver lasciato un piccolo segno di me alla giornata appena trascorsa. E questa necessità si trasforma nel mettere le mani sulla tastiera e scrivere. È da quando avevo 15 anni che sono in pena nel voler fare unicamente questo.

 

 

Se dovessi scegliere tre album che ti hanno cambiato la vita quali sceglieresti e perché.

 

  • Pink FloydThe Dark Side Of The Moon, perché mi ha fatto capire in che direzione andare in adolescenza. Mi risvegliò un senso di ribellione assurda e di ricerca della bellezza che continua ancora oggi imperterrita;
  • DiaframmaSiberia: andavo spesso in un locale della mia città in cui facevano musica dal vivo. Le band che suonavano non mi piacevano mai, finché un giorno dall’impianto di quel locale passano Siberia dei Diaframma. Non esisteva Shazam, cercai di ricordare qualche parola del brano e riuscii poi a trovare il brano e l’album. Pazzesco. Lo passai agli amici della mia generazione (’90) appassionati di musica e andarono in fissa. Dopo qualche anno tornarono addirittura “di moda”;
  • CalcuttaMainstream, la colonna sonora del periodo in cui ho iniziato a produrre altri artisti prima ancora di iniziare il mio progetto. Un periodo bello perché ormai stavo iniziando concretamente a fare musica nella mia vita.

 

 

Progetti futuri e tour.

Adesso uscirà l’ultimo singolo, poi album ed estate rovente. Seguitemi su Instagram o Facebook per rimanere aggiornati, specialmente sulle date. Succhiotti a tutti!

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