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Mona Grant: “Lucida” racconta una donna complessa tra leggenda, libertà e identità musicale

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“Lucida” è il nuovo singolo dei Mona Grant, band lucchese che con il brano pubblicato per La Rue Records torna a raccontare una storia sospesa tra realtà e leggenda. Al centro del pezzo c’è Lucida Mansi, nobildonna vissuta nella Lucca del Seicento, figura tramandata nei secoli attraverso racconti e interpretazioni differenti, ma ancora oggi capace di evocare riflessioni sulla libertà personale, sull’immagine pubblica e sul rapporto tra individuo e società.

La band sceglie di concentrarsi non soltanto sull’aspetto leggendario della vicenda, ma soprattutto sulla complessità di una donna descritta come indipendente, determinata e fuori dagli schemi del proprio tempo. Una prospettiva che permette a “Lucida” di superare il semplice racconto storico per diventare una riflessione su temi ancora attuali, attraverso una scrittura che unisce narrazione e sensibilità cantautorale.

 

Musicalmente il brano rappresenta alcuni degli elementi centrali del percorso dei Mona Grant: una base blues attraversata da sonorità elettriche, influenze psichedeliche e un approccio rock capace di sostenere il carattere narrativo del testo. Anche il videoclip segue questa direzione, affidandosi alla regia di Valentina Cipriani e all’interpretazione di Aurora Gamberini, con l’obiettivo di restituire non una semplice ricostruzione della storia di Lucida Mansi, ma le sue sfumature emotive e le sue contraddizioni.

Dopo le precedenti pubblicazioni e in attesa del primo album previsto per settembre, i Mona Grant continuano così a definire una propria identità artistica fondata sul racconto di storie, sulla contaminazione tra generi e sul rapporto tra esperienza personale e immaginario collettivo.

Abbiamo parlato con la band della figura di Lucida Mansi, del lavoro sul videoclip e degli elementi che caratterizzano il loro percorso musicale.

Lucida Mansi viene descritta come una donna avanti per i suoi tempi. Quali aspetti della sua figura vi sembrano ancora attuali oggi?

Lo si evince dall’aura che si portava dietro e con essa le maldicenze e dicerie che si sono alimentate. La si racconta come una donna avvenente, bellissima, indipendente e dalla forte personalità, capace di fare le proprie scelte e dunque provvista di una certa dose di autodeterminazione. Me la immagino invidiata per la sua bellezza ma anche per la sua libertà, al centro di un tentativo di ridurla alla sua figura estetica o al suo posizionamento sociale (era una nobildonna). Ma lei in primis era una persona, una donna, con tutte le sue contraddizioni e complessità.

Quanto lavoro di ricerca c’è stato dietro la scrittura del testo di “Lucida”?

Dalle mie parti è una storia piuttosto famosa e conosciuta. Come tutte le leggende ne esistono varie versioni che ho provato ad accennare anche nel testo. Ad esempio in una si narra della sua morte tragicamente avvenuta in un laghetto dell’attuale orto botanico di Lucca (la più raccontata), in un’altra di un suicidio gettandosi dal famoso Ponte del Diavolo di Borgo a Mozzano (un paese della media valle del Serchio). Non ne ho fatto un’esegesi, ma ho ritenuto sufficiente lasciare queste ambiguità al suo posto.

Com’è stato collaborare con Valentina Cipriani per la realizzazione del videoclip?

Innanzitutto la voglio ringraziare per il progetto e il lavoro che ha realizzato. È stata professionale e al tempo stesso disponibile e accogliente nei miei confronti e nei confronti degli spunti che mi ha chiesto e che le ho fornito. È stata solerte e puntuale oltre che creativa. Ha saputo cogliere aspetti centrali del brano e questo ha creato una bella intesa con tutto lo staff. Abbiamo passato una giornata nei suoi studi e posso dire che al di là della stanchezza che ovviamente ti coglie a fine giornata, ci siamo divertiti.

Aurora Gamberini interpreta il personaggio centrale del video. Che cosa ha portato alla narrazione con la sua presenza scenica?

Credibilità. Voglio ringraziare anche lei per la disponibilità alla parte da recitare e l’entusiasmo che ci ha messo. Direi che oltre ad essere di bella presenza è riuscita ad esprimere molto bene il pathos legato alla figura di Lucida Mansi. Ne ha restituito la sensualità, la vitalità e la gravità della personalità della protagonista. Essendo una ballerina ha dato la possibilità di girare scene di danza che credo si leghino perfettamente al tipo di narrazione che è stato scelto.

Guardando al vostro percorso, quanto sentite che “Lucida” sintetizzi l’identità musicale dei Mona Grant?

Racchiude alcuni nostri capisaldi su come intendiamo far musica: avere un’anima blues, suonare con “mani” elettriche, pensare con un tocco di psichedelia (in questo caso data da una certa ossessività e ritmo presente ed incisivo) e scrivere testi capaci di raccontare una storia. Non tutto sarà sempre contemporaneamente riconducibile a questi aspetti, ma alcune impronte e ricorrenze credo si troveranno anche in lavori successivi.

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