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Quando ho incontrato TGP: Galeffi

“Come per tutte cose belle come amore, amicizia e così via, anche la musica ha bisogno di essere coltivata.”

Intervista a cura di Umberto Matera

Galeffi è tornato prepotentemente sulle scene.

Dopo un anno di attesa il talento di casa Maciste Dischi tira fuori tre singoli, Cercasi Amore, America e Dove Non Batte Il Sole distribuiti da Universal, tutti totalmente diversi fra di loro.

 

 

Noi di Tutti Giù Parterre l’abbiamo incontrato e ci abbiamo scambiato quattro chiacchiere riguardo il suo percorso artistico.

Buona lettura!

 

Ciao Marco! Tu vieni da un primo disco, Scudetto, che ha riscosso un successo sorprendente. Ci sapresti dire quali sono le differenza fra un primo disco registrato e pubblicato senza troppe aspettative ed un secondo, al quale hai lavorato in quest’anno, per il quale avrai tutti i riflettori puntati?

Allora, sicuramente a livello di responsabilità cambia tanto. Per come sono fatto io però, parlandoti anche del mio passato, tendo ad esaltarmi di più sotto pressione e credo (e spero) che sia successo lo stesso per questo disco. Chiaramente Scudetto mi ha cambiato la vita; spero però di non sentirmi mai arrivato e di riuscire a fare ogni cosa sempre al massimo delle mie possibilità. Quando il nuovo disco uscirà sentirete che dietro c’è un percorso che parte da Scudetto per poi spostarsi verso lidi e per il quale l’aspettativa creata è stato un grande motore.

 

 

La prima cosa che ci è balzata all’orecchio fra Scudetto e il primo singolo che anticipa il nuovo album, ovvero Cercasi Amore, è stato il cambio di sonorità; un approccio più rock con chitarre distorte e un riff molto potente. Come è stato concepito questo cambio sonoro?

Rispetto al disco precedente abbiamo sicuramente dedicato più tempo allo sviluppo dei brani sotto ogni punto di vista… Scudetto come tutti i primi dischi è stato fatto in quattro e quattr’otto, con altre possibilità e altre certezze. Forse di quelli del circuito indie sono fra quelli che ha aspettato più tempo fra la pubblicazione dell’ultimo singolo appartenente al percorso del primo album, che è stato Mai Natale, ed il primo singolo del nuovo album. Questo è stato fatto proprio per dare tempo alle canzoni di prendere la loro forma senza fretta e con la possibilità di lavorare al massimo su ognuna di esse, avendo la possibilità di valutare tutte le opzioni possibili sia per i testi che per il vestito sonoro da dare a ciascun brano. Sicuramente è stato un lavoro meno ingenuo, fatto con l’obiettivo di non avere nessun rimpianto; se fossero serviti 3 anni me li sarei presi e secondo me ci ho messo anche poco tempo. Se ci pensi Instagram, Spotify, Facebook e tutti i social network un giorno potrebbero non esserci più, mentre la musica è destinata a rimanere e quindi è necessario fare sempre bei dischi. Insomma, come per tutte cose belle come amore, amicizia e così via anche la musica ha bisogno di essere coltivata. Quindi ribadisco, ci ho messo fin troppo poco!

 

Concordo in pieno! Dopo Cercasi Amore esce come secondo singolo America, che ci fa scoprire un altro mondo sonoro di Galeffi. Io personalmente li ho visti un po’ come se tu volessi esporre i due estremi del prossimo disco, è una sensazione confermata? E poi cosa ti ha portato a scrivere un brano dal sapore così jazz, così New Orleans?

Domanda interessante. Innanzitutto sensazione confermata, la scelta è stata proprio quella di fare uscire i due singoli più “originali” a livello sonoro per far capire che in realtà il succo è in mezzo; nel disco non ci sarà un pezzo più rock di Cercasi Amore come non ci sarà un pezzo più jazz di America, però serviva farli uscire per primi per far capire sia al fan che al non-fan che tipo di disco lo aspetta: un disco definibile “incoerente”, vario. Non credo che accada tutti i giorni di sentire all’interno dello stesso disco un pezzo un po’ alla Blur come Cercasi Amore e un pezzo così jazzy, un po’ alla Gino Paoli come America: per me è questa è una figata! Il nostro obiettivo era proprio incuriosire e far si che la gente si domandi “ma che sta facendo Galeffi?”. Poi abbiamo optato per un terzo singolo come Dove Non Batte Il Sole per tranquillizzare un po’ la fanbase e per far capire che in ogni caso il Galeffi di Scudetto non è sparito. Alla fine sono sempre io e con questo disco ho voluto mettere il punto al mio percorso precedente per aprire le porte al mio futuro artistico: si può dire che questo sia un disco di passaggio in definitiva, ma non per questo meno bello. Anzi mi ha fatto sentire un po’ futurista, un po’ Marinetti.

 

 

Parliamo un po’ dei testi invece. Personalmente nei nuovi brani ho notato una sorta di “svolta pessimista”. Ci sta?

Ci sta, ci sta. D’altronde più cresci e più te pija a male.

 

Esattamente! Io mi sono fatto anche un mini-film creando nella mia testa una sorta di storia che lega i primi tre singoli partendo però dall’ultimo, “Dove Non Batte Il Sole”. In questo brano si respira un’aria di pessimismo, ma tu ci vedi ancora speranza, perché alla fine questa notte no, non resteremo soli nel letto. Poi arriva “America”, nella quale tu diventi consapevole del fatto che la nostra storia un giorno finirà, anche se non finisce mai l’amore.  In “Cercasi Amore”, invece, esplodi, ti arrabbi perché la storia è finita male. Che ne pensi?

Guarda, per me è sempre molto interessante vedere quali reazioni e a cosa facciano pensare le mie canzoni ascoltate da altra gente. Mi capita un sacco di volte che i fan mi fermino e mi dicano “sai, a me quella frase ha fatto pensare a questa cosa qui, anche a te?”. La risposta spesso è no, perché alla fine quando si scrive una canzone si ha una propria verità che spesso non corrisponde a quella dell’ascoltatore. Non è la stessa? Fa niente, il bello è proprio questo, è la magia della musica. Non ti sei allontanato troppo ma non è il modo esatto in cui le ho interpretate io durante la scrittura.

Cercasi Amore ad esempio è una sorta di insulto all’altro, nel senso che dai, smettiamola di fare i giochetti, non puoi fare sempre come ti pare. Ovviamente molto spesso incidono un sacco i momenti personali, gli eventi e le situazioni, mentre altre volte scrivo partendo da un’idea, un’immagine e poi la sviluppo, mettendoci comunque del mio. Non sempre è tutto autobiografico: per assurdo America e Dove Non Batte Il Sole sono più autobiografiche di Cercasi Amore.

America alla fine è una sorta di nascosto carpe diem. Come abbiamo detto prima sicuramente c’è del pessimismo (e un po’ di nichilismo) ma c’è anche la volontà di vedere il bicchiere mezzo pieno e di prendere tutto il meglio da ogni attimo che viviamo: abbiamo 25 anni, la solita lagna indie super pessimista. È una canzone molto matura e sono sempre stato convinto che avesse bisogno di essere elevata anche da un arrangiamento importante, un po’ jazzy.

Dove Non Batte Il Sole ha delle frasi nelle strofe in cui mi rivedo molto: mi sento vuoto, prima di andare a dormire guardo fisso il soffitto, la vita fa schifo, non sento quasi più niente ma so che alla fine questa notte dormiremo insieme e non penserò a tutte le cose brutte che mi circondano.

 

 

C’è una canzone nell’ultimo album di Caparezza che s’intitola “Il testo che avrei voluto scrivere”: si parla di come gli autori siano spesso alla ricerca ossessiva del brano perfetto, del testo perfetto che possa diventare di culto. Ti riconosci in questa tipologia di autore oppure no?

Molto interessante! Non conosco il brano, lo ascolterò. Secondo me onestamente non è sempre piacevole scrivere una canzone; delle volte rode anche un po’ il culo (ndr) perché può essere stressante. Io spesso non riesco a vedere troppo oltre ciò che scrivo: i miei brani nascono quasi tutti piano e voce e per arrivare alla quadra definitiva di tempo ce ne vuole molto. Non mi è mai successo di mettermi a tavolino e pensare di scrivere una hit, non ne ho mai parlato neanche con i mie colleghi quindi non ti so dire. Delle volte mi sento un po’ un poliziotto mentre scrivo: la canzone è il serial killer e io prima di scoprire chi è devo indagare, trovare le prove e quando chiudo il caso ho chiuso la canzone; di base quindi è la canzone che guida me. In definitiva comunque no, non mi è mai capitato di chiudermi a pensare di scrivere una hit

Forse perché effettivamente non è ho ancora scritta una che ha spaccato tutto: mi manca la Riccione di turno.

 

Noi ti abbiamo già intervistato durante il tour di Scudetto e allora ci dicesti che non ti sentivi di appartenere alla scena indie nella quasi, di fatto, sei stato inghiottito e non la conoscevi neanche benissimo prima di firmare con Maciste Dischi. È cambiato qualcosa o ti senti ancora un jolly, un outsider?

Beh io quando ho firmato con Maciste conoscevo da molto poco gli artisti indie, dato che ho sempre ascoltato più musica internazionale che italiana. Diciamo che ho studiato la scena piano piano dopo esserne entrato a far parte, conoscendo anche meglio i miei colleghi. Ti posso dire che proprio grazie al confronto con le altre realtà della scena è cresciuto in me una sorta di senso di appartenenza, nonostante io continui a credere di non essere, soprattutto nell’attitudine, molto indie e non credo che sia troppo interessante catalogare la musica. Ti piace Galeffi? Si, bella. Oppure no, lo ascolterò meglio oppure amen.

 

 

Sono pienamente d’accordo con te. Adesso domandone sanremese.

Ahia (ndr).

 

Negli ultimi due anni la gestione del festival da parte della RAI e di Claudio Baglioni prima e Amadeus poi è cambiata rispetto al passato: il cast ha visto il suo interno anche numerosi artisti provenienti da scene diverse da quella del pop mainstream italiano. Cosa ne pensi?

Penso che sia giusto e che il fatto di avere proposte provenienti da altri mondi, fra cui quello indipendente, faccia bene all’Italia. Si abituano le persone a capire che c’è dell’altro e si innesca la curiosità anche in un pubblico un po’ più passivo rispetto a quello dei social network come quello televisivo.

 

Ti ci vedi in futuro sul palco dell’Ariston?

Prima o poi ci voglio arrivare, ma più per far felice mia madre e mia nonna. Per loro Sanremo è sempre stato importante e poi gliel’ho promesso, quindi finché non ci arrivo non smetterò.

 

Bene, siamo al domandone finale. Noi di Tutti Giù Parterre come potrai intuire dal nome siamo molto legati alla dimensione live: quali sono i 3 live dei giorni nostri che non ti perderesti per nulla al mondo?

Sicuramente Paul McCartney. Poi ti dico Galeffi, di certo. Poi vorrei vedere Woodkid, che mi è sempre piaciuto un sacco e adesso ha ufficialmente annunciato il secondo album.

Scherzi a parte comunque se togliamo Galeffi ti dico che ce ne sono tanti altri che vorrei vedere: degli italiani sicuramene Andrea Laszlo De Simone, lo andrei a vedere tutti i giorni. Prima o poi dovrebbe uscire il nuovo album di Paolo Nutini e in quel caso non me lo perderei mai dal vivo. Il sogno però rimane la reunion degli Oasis, magari in Inghilterra.

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