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BARETTO | episodio 5 – Featuring…o meglio, marketing?

Articolo a cura di Umberto Matera.

Anno nuovo, nuove polemiche.

 

No dai, in realtà è una semplice analisi, una classica chiacchiera da Baretto (bentornati!).

Diamo un’occhiata alla New Music Friday di questo venerdì: 60 le nuove uscite fra italiane ed internazionali, ma il dato che sorprende è che fra queste ben 28 sono dei featuring, praticamente la metà.

 

 

Ma che cos’è un featuring?

Ormai lo sappiamo: un featuring è la collaborazione fra due o più artisti per la scrittura e/o l’esecuzione di un brano. È un fenomeno che viene da sempre associato al panorama rap, in cui il concetto di aggregazione e collaborazione è sempre stato tanto forte quanto quello di rivalità (che belli sono i dissing?), al di là del feat si pensi alle Posse degli anni 90, alle crew, allo stretto rapporto che c’è tra rapper e producer: unione di intenti, più persone con l’obbiettivo di comunicare un messaggio attraverso la propria musica e le proprie barre.

Il mondo del rap si è aperto al pop e alle collaborazioni con artisti di questo genere: i brani rappati nelle strofe che poi sfociano in un ritornello melodico cantato da un artista pop sono ormai un abituè della musica italiana. Pensiamo a Fedez e Francesca Michielin con Cigno Nero e Magnifico (e con il terzo episodio della saga che ascolteremo al prossimo Festival di Sanremo) o alle numerose hit estive che spaccano le radio.

 

Ho voluto citare non a caso Francesca Michielin per aprire un altro tipo di discorso. Si, perché ovviamente il featuring esiste anche al di fuori del rap: artisti pop che collaborano con artisti pop…o meglio, indie, se ancora si può utilizzare come aggettivo categorizzante. Proprio fra le uscite di questo venerdì troviamo infatti Cattive stelle, ultimo singolo della cantante di Bassano del Grappa in collaborazione con Vasco Brondi, meglio conosciuto per essere la mente dietro Le Luci Della Centrale Elettrica.

Vasco Brondi è, fin dai suoi inizi, una delle penne più raffinate del panorama indipendente italiano e vederlo associato ad una delle prime enfant prodige di X Factor fa strano.

Strano che però in questo caso non è detto sia una parola negativa. Analizziamo meglio per capirne di più.

 

 

Il brano è di fatto una coda del suo ultimo disco FEAT (Stato di Natura), un proseguimento che come lei stessa ha detto avrà anche un capitolo successivo a questo, ovvero quello che andrà in scena proprio al Festival di Sanremo. È una canzone intima, una spinta per ripartire nonostante i tempi difficili, vissuti sicuramente sotto cattive stelle. Il pezzo in sé mi ha ricordato vagamente Se Piovesse Il Tuo Nome, la nota collaborazione fra Elisa e Calcutta del 2019; in primis ho notato una similitudine fra la Michielin ed Elisa nella vocalità, ma poi mi sono concentrato su altro, ovvero sull’effettivo valore di posizionamento che una collaborazione del genere può avere su un artista. Vasco Brondi è un autore apprezzatissimo e questo fa si che accostare il nome di una cantante pop al suo generi maggior interesse verso di lei da parte dei diffidenti dello star system italiano, così come un featuring con Shiva, ad esempio, può aver attirato un altra fetta di pubblico fan del panorama rap.

 

 

Il percorso della Michielin è chiaro: in un momento di povertà artistica del pop mainstream italiano ha deciso di affidarsi ad altro, a ciò che più funzionava e lo ha fatto proprio attraverso numerosi featuring. Quest’ultima è uscita con Brondi è forse la cosa più estrema, almeno leggendo i due nomi su carta, che poteva venir fuori. In realtà all’ascolto troviamo una canzone pop scritta bene, ma non di più a mio parere.

Alla fine della fiera, però, voi riuscireste a trovare un’identità musicale a Francesca Michielin? Io francamente no, nonostante apprezzi molto il discorso di contaminazione che sta portando avanti.

P.s. Spero vivamente che a Sanremo possa riscattarsi dopo la sua ultima presenza al Festival, ovvero questa:

 

Raga’ mi dispiace, ma oltre ad aver stonato sembravano le Totally Spies

 

Altro caso fresco fresco da analizzare, che poi è quello che vedete in copertina: Ernia e i Pinguini Tattici Nucleari, due dei progetti musicali che appartengono senza ombra di dubbio ai match winner del 2020.

 

 

Generi differenti ma per entrambi percorsi da working class hero.

Ernia come rapper ha una storia travagliata, per un periodo aveva addirittura smesso di far musica, ma poi è tornato per avviare un percorso di ascesa vertiginosa consacrato con il suo ultimo album, Gemelli. Qualche anno fa era impensabile ipotizzare un Ernia come presenza costante in radio e perfino in tv e invece adesso è sicuramente uno dei nomi che sta entrando con più prepotenza nel panorama pop, soprattutto grazie a Superclassico, la sing-along song del disco.

I Pinguini Tattici Nucleari, invece, sono una band che per molti anni ha suonato in modi diversi, facendo musica totalmente fuori dagli schemi che ad un certo punto è stata (erroneamente) etichettata come indie. L’autore di musica e testi della band è sempre lui, Riccardo Zanotti, cantante e frontman. Loro sono stati sicuramente, assieme a Diodato, coloro che hanno sfruttato meglio l’effetto Sanremo dell’ultimo anno, aumentando sempre di più la loro presenza radiofonica e televisiva.

 

Ma come mai hanno deciso di collaborare? 

Non lo so. Davvero, e mi dispiace tanto dirlo.

 

 

Ferma a Guardare è un brano che era già contenuto nella sua versione originale in Gemelli di Ernia ed è sicuramente un pezzo con forti connotazioni pop. La versione con i Pinguini non si distacca molto musicalmente dall’originale, ci sono solo pochi elementi nuovi e la cosa mi ha fatto stranire non poco: c’era a disposizione una band (tutti fortissimi sul proprio strumento e collaudatissimi) che non è stata affatto sfruttata a livello di arrangiamento. Sembra quasi che il feat sia solamente di Riccardo, in puro stile del panorama rap (al quale l’autore della band si è già avvicinato a livello di flow con Scooby Doo).

A livello strutturale e testuale, invece, il brano cambia perché nello special abbiamo i versi di Zanotti che, personalmente, ho trovato un po’ fuori dal mondo di Ernia. È stato un po’ come se stessero parlando due lingue diverse ed era l’ultima cosa che mi sarei aspettato da due penne così forti e intelligenti.

Il pensiero successivo, purtroppo e consequenzialmente, è stato questo:

ma è stata solo un’operazione di marketing?

 

Non credo di voler mai avere la risposta visto che stimo davvero tanto entrambi gli artisti. Se così fosse sarebbe stata sicuramente la scelta giusta, visti i grandi numeri che il singolo sta facendo e sicuramente continuerà a fare…

…però…

 

…più che una collaborazione artistica mi sembra di essere tornato al liceo. Più precisamente penso ad un compito di matematica in cui per arrivare al risultato più grande possibile numericamente si inseriscono nell’operazione due addendi già molto grandi per conto loro.

 

Purtroppo nel panorama attuale della musica questo accade spesso: si legge di artisti emergenti che per avere notorietà pagano fior di quattrini ad artisti big per avere un loro featuring nel brano. Poi ci sono album come il BLOODY VYNYL o lo stesso FEAT della Michielin di cui abbiamo parlato prima che ospitano al loro interno una quantità esorbitante di collaborazioni senza però lasciar trasparire una vera visione d’insieme, un’identità.

È giusto? Non lo so, non credo di avere gli strumenti e la visione adatta per dirlo. Per adesso resto qui, fermo a guardare…o meglio, a scrivere.

 

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