Al Duel Club si respira un’aria particolare già prima dell’inizio del concerto: in sala ci sono molti giovanissimi, segnale evidente di quanto il progetto di prima stanza a destra abbia già attecchito su un pubblico giovane. Un dato che colpisce subito e che racconta più di tante parole: la sua musica, essenziale e diretta, arriva immediatamente al dunque.
I testi semplici sono incisivi, quasi dei mantra emotivi. Poche parole, ma centrate, capaci di evocare atmosfere notturne e intime. È proprio questa immediatezza a costruire un legame forte con chi ascolta: niente sovrastrutture, solo sensazioni raccontate con spregiudicatezza e necessario “strazio”.
La voce in falsetto — spesso volutamente stridula ed effettata — è sicuramente l’elemento distintivo del progetto. All’inizio, ascoltando i brani online, qualcuno si chiedeva persino se dietro il progetto ci fosse una voce femminile. Dal vivo questa ambiguità diventa un punto di forza, contribuendo a definire uno stile riconoscibile.
Il progetto nasce come anonimo, ma sul palco l’anonimato è “relativo”: cappuccio e occhiali da sole non nascondono completamente il volto, e questo funziona. Si intravedono le espressioni, si percepisce l’umanità dietro la musica.
Col cappuccio nero, spesso in silhouette grazie ai giochi di luce del live, l’immagine rimanda quasi a certe suggestioni alla Liberato: la figura scura, l’atmosfera sospesa, la persona dietro le tastiere col cappuccio che si intravede; un’ennesima presenza che si aggiunge tra i progetti anonimi della musica italiana, però con una differenza importante: nonostante la giovanissima età il ragazzo già possiede un suo stile personale, immediatamente riconoscibile.
Il live è essenziale: basi, tastiere suonate dal vivo e una costruzione volutamente minimale. Non è uno spettacolo molto strutturato ma questo, più che togliere intensità, lascia spazio ad un atmosfera “sospesa” quasi sognante. In prospettiva, sarebbe interessante vedere il progetto crescere con una band o con meno sequenze, per valorizzare ulteriormente le canzoni. Ma già così emerge chiaramente la direzione artistica.
prima stanza a destra ha già trovato una sua identità precisa: voce in falsetto, produzioni synt pop e ambient, brani compatti e notturni. Avere un’unicità così definita all’inizio del percorso non è affatto scontato — ed è probabilmente la chiave del suo impatto sul pubblico.
Sale sul palco anche Drast, del duo Psicologi, per eseguire “2AM”, il brano che condividono. La sintonia tra i due è evidente: stessi tempi nel parlare, stesso modo di porsi, quasi sembrano fratelli. In ogni caso, il featuring dal vivo funziona e aggiunge ulteriore calore al set.
Il progetto, nato “quasi per caso” nell’estate 2023, ha già compiuto svariati passi: dall’EP “AMANDA” alle aperture per artisti come James Blake e Fred again.., fino al nuovo lavoro “La ragazza che suonava il piano”, che include proprio il feat con Drast.
Quella vista al Duel è la fotografia di un percorso in crescita: essenziale, sincero, ancora in evoluzione, ma già con una direzione chiara. E soprattutto con un pubblico giovane che sembra aver trovato, in quella “prima stanza a destra”, un luogo in cui riconoscersi.
A cura di STRE (Stefano Crispino)
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