Il Lizard Club di Caserta si conferma ancora una volta uno di quei luoghi fondamentali per la musica dal vivo: un club che non rincorre mode, ma sceglie consapevolmente di puntare su ciò che nasce dal basso, cresce lentamente e continua ad arrivare forte e chiaro a chi ha voglia di ascoltare davvero. Una visione che viene sempre ripagata. Locale pieno, pubblico compatto e partecipe: il contesto perfetto per accogliere i Management del dolore post-operatorio, tornati da un po’ di tempo a questa parte al loro nome originale e regalando fin dai primi minuti un vero e proprio tuffo nel passato, in anni di musica segnante che questa band ha saputo lasciare addosso a più di una generazione.
La formazione sale sul palco con una sicurezza che non ha bisogno di orpelli: Luca Romagnoli al centro, voce e presenza carismatica, affiancato dalle chitarre graffianti e sporche di Marco Di Nardo, vero motore emotivo del suono della band, sostenuto da una sezione ritmica solida e compatta che non lascia mai calare la tensione. L’attacco con “La pasticca blu” è immediato e devastante: il pogo parte subito, il pubblico risponde come se il tempo non fosse mai passato.
Da lì in poi è una cavalcata fatta di testi che continuano a colpire per lucidità e urgenza. I versi pungenti, diretti e mai addomesticati di Romagnoli attraversano “Nei palazzi”, “Signor poliziotto” e “Hanno ucciso un drogato” con la stessa forza di sempre, cantati a squarciagola da una platea che non ha dimenticato nulla e “Il tempo delle cose inutili” ci conferma quanto queste canzoni siano ancora attuali, capaci di fotografare contraddizioni sociali e personali senza bisogno di filtri.
La scaletta, composta quasi esclusivamente da vecchie glorie, si rivela una scelta più che azzeccata per un tour senza un nuovo disco in uscita: in scaletta quasi solo brani che hanno costruito nel tempo un legame profondo con il pubblico. “Per i tuoi occhi tristi” e “Il vento” aprono una parentesi più emotiva, mentre “Lasciateci divertire” e “Il mio giovane e libero amore” riportano tutto su un piano fisico, viscerale, tra salti, sudore e urla.
Con “Norman” e “Auff!!” si tocca, come al solito, uno dei picchi della serata, prima di un momento più “acustico” (per modo di dire) capace di avvicinare palco e platea: “Il cantico delle fotografie”, “Chiara scappiamo” e “Come la luna” mostrano il lato più intimo del duo abruzzese. Il bis è una liberazione collettiva. “Pornobisogno”, “Un incubo stupendo” e “Naufragando” chiudono il concerto tra pogo, abbracci e voci rotte, lasciando addosso quella meravigliosa sensazione di aver assistito a qualcosa di autentico, come ogni loro concerto: viscerale e meravigliosamente imperfetto
Al Lizard Club non va in scena solo la dimostrazione che certe scelte – puntare sulla musica che nasce dal basso, sulle band che hanno ancora qualcosa da dire – continuano a essere vincenti: i Management del Dolore Post-Operatorio ci ricordano quanto sia bello fare un tuffo nelle nostre ferite passate, quando quelle ferite, in fondo, non se ne sono mai andate…
A cura di Stefano STRE Crispino



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