Ci sono dischi che si ascoltano. E poi ci sono dischi che si attraversano, come strade lunghe, notti insonni, mari in tempesta. La quiete oltre la finestra, nuovo lavoro di Corrado Degliangioli, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Dal 9 gennaio questo album si offre come un racconto in musica, un diario dell’anima che non ha paura di mostrarsi fragile, innamorato, ferito, ma soprattutto vivo.
Dieci canzoni che nascono da un anno e mezzo di lontananza dall’amore più grande, Silvana. Un tempo sospeso fatto di viaggi solitari, libri consumati fino all’ultima pagina, pensieri lasciati correre come fiumi verso il mare. E proprio come il mare, questo disco cambia colore a ogni brano: ora è dolce carezza, ora onda impetuosa, ora silenzio profondo.
La title track, La quiete oltre la finestra, apre il viaggio con una frase che diventa chiave di tutto: la fortuna di poter guardare fuori e trovare pace, mentre il mondo conosce la guerra. È una canzone che commuove senza gridare, che accarezza e ferisce nello stesso istante. Da lì in poi, ogni brano è una stanza diversa della stessa casa interiore.
Hippie sogna la pace universale, I pescatori celebra la libertà salata del mare, Le bombe di democrazia ci mette davanti agli occhi ciò che spesso preferiamo non vedere, con la voce innocente di un bambino sotto le macerie. Regina della selva brilla come una lettera d’amore mai spedita, mentre La spiaggia in capo al mondo regala luce, vento e stupore infantile.
Poi arrivano le canzoni della nostalgia più pura: Viaggi e miraggi, Il suono dell’armonica, dove il dolore diventa domanda e la speranza una promessa sussurrata. Al Bukowski riporta il sorriso, il brindisi, il rifugio dell’amicizia. E infine Margareth, un incontro breve come un sogno, che chiude il disco lasciando la sensazione di aver letto l’ultima pagina di un romanzo vero.
Musicalmente, Degliangioli veste ogni storia con strumenti che parlano quanto le parole: armonica che respira, chitarre che graffiano o carezzano, violini che piangono luce, sax che chiude la notte. Nulla è superfluo, tutto è necessario.
La quiete oltre la finestra non è solo un album. È una confessione. È una lettera lasciata sul tavolo. È il rumore del mare di notte e una stanza illuminata da una lampada accesa troppo a lungo. È il coraggio di guardarsi dentro e raccontarlo senza maschere.
E quando l’ultima nota svanisce, resta addosso una sensazione rara: quella di aver condiviso un pezzo di vita autentica.
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