Sign up with your email address to be the first to know about new products, VIP offers, blog features & more.
[mc4wp_form id="4890"]
Zapisz Zapisz

I Dosonliri ci raccontano il loro nuovo singolo “Iena”

By Posted on 0 No tags 0

“Iena” è il nuovo singolo dei Dosonliri e rappresenta uno dei passaggi più diretti e consapevoli nel percorso della band laziale. Il trio, nato quasi per gioco davanti a una birra ma cresciuto rapidamente in termini di identità sonora e narrativa, continua a sviluppare un linguaggio che guarda con decisione all’alternative rock degli anni Novanta senza limitarsi alla nostalgia. Al contrario, i Dosonliri utilizzano quelle radici come un punto di partenza per raccontare inquietudini contemporanee, mantenendo uno sguardo ironico ma anche lucidissimo sulle contraddizioni del presente.

“Iena” si inserisce in questo percorso come un brano rapido, compatto, costruito attorno a un riff insistente che diventa immediatamente il motore della canzone. L’impatto è quello di un rock essenziale, senza fronzoli, capace di muoversi con naturalezza tra l’urgenza punk e una scrittura che non rinuncia a costruire immagini forti. La figura della iena diventa così il centro simbolico del pezzo: un animale spesso raccontato attraverso stereotipi e superstizioni, qui trasformato in metafora di marginalità, resistenza e sopravvivenza quotidiana. Non è il predatore nobile e celebrato della tradizione, ma una creatura costretta a vivere ai margini, in branco, nell’ombra. Proprio per questo diventa un’immagine efficace per raccontare una condizione umana fatta di invisibilità e difesa.

Nel brano emerge una tensione costante tra ironia e crudezza, due elementi che caratterizzano da sempre l’approccio dei Dosonliri alla scrittura. Il sorriso della iena, evocato nel testo, non è soltanto un dettaglio animale ma una maschera che molti indossano per attraversare la quotidianità. In questo senso la canzone mantiene una dimensione narrativa semplice ma incisiva, che trova nella compattezza della struttura musicale la sua forma più naturale.

  1. Iena è il vostro nuovo singolo e nasce da un riff ossessivo e da una frase molto evocativa. Quando avete capito che quell’immagine poteva diventare il centro del brano? 

Spesso quando scriviamo partiamo da un’immagine o da una parola che la musica ci suggerisce. Nel caso di Iena tutto è nato dalla celebre frase “chiamami Iena” del protagonista di 1997: Fuga da New York di John Carpenter. Appena l’abbiamo pronunciata sopra quel riff ossessivo abbiamo capito che era esattamente quello che stavamo cercando.  La parola “Iena” aveva un suono, un’immagine e un carattere che combaciavano perfettamente con la direzione che il brano stava prendendo. 

  1. Il videoclip espande ulteriormente l’immaginario della canzone. In che modo il lavoro di Marco Malasorte ha tradotto visivamente il concetto di “Iena” che raccontate nel testo? 

Nei nostri video cerchiamo sempre di creare storie e immagini che non siano troppo didascaliche, non volevamo che il videoclip fosse un “documentario sulle iene”, ma piuttosto ragionare sul ribaltamento dei ruoli, che è un po’ il cuore della canzone. 
Per questo motivo il video è, narrativamente parlando, diviso in due parti dove i due personaggi quasi si scambiano di ruolo. Il personaggio secondario che è la ragazza, interpretata dalla bravissima Arianna Bonardi (che ci teniamo sempre a ringraziare), all’inizio non si vede mai completamente, ma finisce per conquistare la scena e diventare la figura dominante. 

In questo modo il concetto di “Iena” non viene mostrato in maniera letterale, ma suggerito attraverso la dinamica tra i personaggi: chi sembra osservare nell’ombra, alla fine, è quello che conta davvero. Un po’ come la iena, spesso associata a un immaginario negativo, che nel testo abbiamo provato a ribaltare. 

 

  1. La iena viene descritta come una figura invisibile, disprezzata ma resistente. Quanto vi sentite vicini a questo tipo di metafora, anche come band? 

Pensiamo che sentirsi invisibili oggi sia molto più comune di quanto sembri, soprattutto in un periodo storico in cui sembra quasi obbligatorio apparire, soprattutto sui social.  La iena, in questo senso, diventa una figura che resiste ai margini, che non ha bisogno di mostrarsi per esistere.  È una sensazione che in parte ci appartiene come band, ma ci piace pensare che possa parlare anche a chi si riconosce in questa condizione, al di là della nostra esperienza personale.

  1. Dal punto di vista sonoro, Iena è il pezzo più veloce e diretto che abbiate mai scritto. È stata una scelta istintiva o una presa di posizione precisa? 

In generale siamo molto istintivi e poco calcolatori quando scriviamo. Spesso partiamo da piccole jam tra di noi e poi scegliamo cosa, in quel momento, ci colpisce di più: un riff, un ritmo, un suono, e lo seguiamo senza pensarci troppo.  Nel caso di Iena avevamo il riff di Giacomo, il nostro chitarrista, e abbiamo capito subito che sarebbe diventato il cuore del brano. Da lì tutto è venuto in modo molto naturale. 

  1. Guardando al vostro percorso, dove si colloca Iena rispetto ai brani precedenti e a ciò che volete raccontare oggi con i Dosonliri? 

I Dosonliri nascono con l’idea di mettere in musica fragilità personali.  Ci siamo sempre sentiti un po’ come il protagonista del teen drama Dawson’s Creek (Dosonliri è infatti un’italianizzazione del suo nome), una figura molto sensibile, sempre in bilico tra domande e insicurezze.  In ogni canzone cerchiamo di inserire un pezzetto di noi, i nostri disagi, le cose che ci hanno colpito, a volte ferito, ma che ormai fanno parte di quello che siamo.  Iena non fa eccezione: è il nostro inno alla diversità, al non fermarsi all’apparenza e al rispondere con il sorriso. 

No Comments Yet.

What do you think?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *