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Franco126 al Palapartenope di Napoli – Live Report

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Doveva essere Casa della Musica, è diventato Palapartenope, troppa richiesta, troppo affetto, troppa voglia di esserci. Così la data napoletana di Franco126 cresce di dimensioni e di intensità, confermandosi come la seconda tappa campana dopo quella estiva di Caserta, anche quella partecipatissima. Napoli risponde presente, come sempre, e lo fa nel modo che le riesce meglio: con il cuore aperto.
Il concerto scorre come una lunga chiacchierata notturna, una di quelle che iniziano senza un vero motivo e finiscono che è già mattina. Franco sale sul palco con il suo solito modo di fare: rilassato, chill, mai sopra le righe. Tra un gin tonic e l’altro, la serata prende forma senza forzature, con naturalezza. Metà band ha la febbre — lo dicono più volte dal palco — ma nessuno si tira indietro. Anzi. È uno di quei dettagli che raccontano meglio di mille parole quanta voglia ci fosse di esserci davvero per tutti.
Il pubblico napoletano fa la sua parte, forse più di tutti: caloroso, presente, complice. E Franchino lo dice, lo sente, lo vive. C’è un rapporto tenero, quasi intimo, che si crea canzone dopo canzone. Passano birre, sigarette, sorrisi. Nessuna distanza. Franco126 non è “l’artista sul palco”, è uno di noi.
La scaletta è un viaggio ampio, trasversale, che pesca da tutta la sua produzione. Si parte con “Nottetempo”, si attraversano brani come “Nessun perch锓San Siro”“Ancora No”“Angelo”“Vampiro”“Nuvole di drago”, fino ad arrivare a momenti più raccolti come “Prima dell’alba”“Senza di me” e “Due estranei”.
“Scacciapensieri” è uno dei picchi emotivi della serata: cantata, sentita, condivisa ma anche “Maledetto tempo” colpisce forte, con quella malinconia che Franco sa rendere dolce senza mai diventare pesante.

Durante “Solo guai / Sempre in due”, Franco si ferma un attimo e ricorda come proprio al Palapartenope avesse già suonato quei pezzi durante il tour con Carl Brave. Un flashback che lega passato e presente, e che rende il momento ancora più speciale e il pubblico sembra apprezzare tantissimo,

L’unico ospite della serata è Tropico, alias Davide Petrella. Insieme suonano “Piazza Garibaldi”, in un momento di grande rispetto e stima reciproca, che Petrella ricambia definendo Franco una delle migliori penne italiane e spingendosi a dire che forse è l’unico con cui farebbe davvero un disco.

Il concerto va avanti tra “Che senso ha”“Bella mossa”“Frasi fatte”“Blue jeans”“Stanza singola”“Ieri l’altro”“Futuri possibili”, fino a “Brioschi” e “Vabbè”, che chiudono in maniera perfetta il cerchio con quella pesantissima leggerezza che è ormai cifra stilistica di Franco126.
Alla fine resta una sensazione chiara: Napoli c’era, Franco anche. E insieme hanno costruito una serata sincera, senza pose, senza maschere e a cuore aperto.
Franco126 si riconferma così, ancora una volta, uno dei cantautori più talentuosi e autentici degli ultimi dieci anni della musica italiana. Uno che non ha bisogno di urlare per farsi ascoltare.
A cura di Stefano STRE Crispino

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