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Anastacia regina dei 2000 fa sognare il Belvedere di San Leucio

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Al Belvedere di San Leucio il tempo sembra fermarsi: Anastacia arriva, sfavillante e intatta, con la sua voce inconfondibile e un’energia da palcoscenico che travolge tutto e tutti. Trasforma una serata d’estate in una vera macchina del tempo. È il 2025, ma per due ore buone si sta dentro una puntata di TRL Italia o in una pagina glitterata di “Cioè”.
Il concerto si apre con la con lo storico Simpsons Theme di Danny Elfman – e già qui parte la nostalgia, quella vera, quella che pizzica dietro gli occhi. Poi via, si entra subito nel vivo con One Day in Your Life, e già ai primi ritornelli i sederi iniziano a muoversi anche da seduti. Nessuno si vergogna, perché Anastacia è così: ti libera. Ti fa gridare, ballare, cantare male. Ma bene dentro.
Con Now or Never e Staring at the Sun, la platea si scalda, ma è su Paid My Dues che il Belvedere esplode. È una vera ovazione. Anastacia la canta con l’energia di una guerriera pop, e il pubblico risponde come se aspettasse solo quello da vent’anni.
A metà concerto arriva una fase più romantica, più lenta, dove la voce si fa velluto e l’anima soul della cantante americana viene fuori con forza: da Overdue Goodbye a Made for Lovin’ You, passando per I Can Feel You, tutto diventa morbido e sentimentale. C’è chi si stringe la mano, chi si commuove, chi torna adolescente.
Poi si cambia tono: lei sparisce dal palco, ma i coristi restano e guidano una jam tutta cover da far impazzire chiunque sia cresciuto tra walkman e CD masterizzati: VogueThis Is How We DoNo DiggityEverybody (Backstreet’s Back). La gente urla ogni ritornello, l’atmosfera è quella di una festa in cameretta con i poster appesi al muro.
Quando rientra con Sweet Child o’ Mine, unica cover che canta in prima persona, Anastacia si riprende la scena. La sua voce, graffiata e potentissima, dà un’anima rock al Belvedere. Poi riparte il suo repertorio con BoxerStupid Little Things, e l’inevitabile emozione di Left Outside Alone e Not That Kind, fino al finale con I’m Outta Love. Lì, basta, è un delirio che culmina con un reprise del ritornello di Left Outside Alone in versione acapella, con lei che accenna il ritornello e il pubblico che canta per intero.
Anastacia ci riporta indietro nel tempo come in pochi sanno fare e nel modo migliore. Il look sembra uscito direttamente da una copertina del 2002. Occhialoni da sole sfumati, brillantini, jeans glitterati e pantaloni di pelle. Persino la porta da cui entra ed esce tra un outfit e l’altro sembra presa in prestito da Monsters & Co., il film Pixar del 2001. Tutto vibra degli anni Duemila, ed è bello così.
Una serata fuori dal tempo e va benissimo così. Un concerto nostalgico, sì, ma anche vitale, emozionante, sincero, potente. Anastacia conferma – se mai ce ne fosse bisogno – di essere una delle vere regine del pop dei 2000. E il suo posto nella storia della musica resterà lì per sempre.
A cura di Stefano STRE Crispino

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