Giovanissima ma con un’identità già riconoscibile, Alek torna con un album che mette in discussione certezze e ruoli. “Il Quinto Giorno” è un luogo emotivo in cui convivono passato e futuro, senza che nessuno dei due prenda il sopravvento. Un disco che parla di possibilità ancora aperte, di identità non definitive e del coraggio di restare in ascolto di sé.
Chi è, a tuo avviso, l’ascoltatore ideale di “Il Quinto Giorno”?
L’ascoltatore ideale di “Il quinto giorno” secondo me è qualcuno a cui piace ascoltare la musica di notte, quando magari ha troppi pensieri in testa. Lo immagino come qualcuno a cui piace l’inverno, il freddo o che fa delle passeggiate per schiarirsi la mente.
È una persona che sa fermarsi un attimo per riflettere e trova nella musica uno spazio dove poterlo fare.
Se dovessi descrivere “Il Quinto Giorno” a chi non ti conosce, da dove partiresti?
Direi che “Il Quinto Giorno” è uno spazio in cui chi lo ascolta può sentirsi libero di essere chi vuole, senza maschere o costrizioni. È un invito a respirare e confrontarsi con se stessi soprattutto nei momenti di caos o incertezza.
In che modo il brano “x5” fa da ponte con il tuo passato?
“X5” fa da ponte con il mio passato perché mi permette di confrontarmi con chi ero senza rimanere bloccata lì. Mi sono ritrovata a rivivere la stessa situazione che ho vissuto con “X4” e a riprendere certe emozioni e ricordi che mi hanno accompagnata anni fa. Scriverlo è stato un modo per accettare che certi errori potrei rifarli, ma con una maggiore consapevolezza.
Che rapporto hai oggi con la nostalgia?
Ho un rapporto strano con la nostalgia, spesso mi ritrovo a ripensare al passato e a chiedermi cosa avrei potuto fare in modo diverso in certe situazioni.
Non la vivo con molta leggerezza, tante volte penso che il tempo passi troppo velocemente e mi ritrovo a restare aggrappata a momenti che non esistono più.



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