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Abbiamo intervistato Mano Manita, tra i protagonisti di Indieponente Festival 2025

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Tra i protagonisti dell’Indieponente Festival 2025, in programma sabato 6 settembre all’Arena Bigauda di Camporosso (IM), c’è anche Mano Manita: artista ironico, tagliente e sempre fuori formato. Dopo l’album “A Pezzi”, una sorta di serie tv musicale, e i singoli più recenti come “Una droga diversa” e “L’antidoto”, si prepara a portare sul palco un live minimale e inedito, tra sarcasmo, chitarre e grancasse. Lo abbiamo intervistato in vista del suo set al festival.

SABATO 6 SETTEMBRE, dalle ore 15:30, l’Arena Bigauda di Camporosso sarà il palcoscenico di una lunga maratona di musica dal vivo: band, cantautori e musicisti della scena indipendente italiana si alterneranno sul Main Stage e sulla Indieponente Hill, accompagnati da DJ set selezionati per tenere accesa l’energia tra un live e l’altro.

Il pubblico potrà vivere concerti, talk, podcast dal vivo, curiosare tra i mercatini e ricaricarsi nell’area food, senza perdersi neanche un momento. A fare da mattatore dell’intera giornata sarà Alessandro Arcodia, voce instancabile e anima del festival, pronto a guidare il pubblico tra palchi, artisti e sorprese, passando di tanto in tanto il testimone a Lorenzo Sandano, suo complice di palco e di improvvisazioni.

1. “Canzonette scorrette” è una definizione ironica ma anche molto precisa. Cosa significa per te oggi scrivere canzoni che sfuggono ai formati standard e alle logiche radiofoniche?
Dire “canzonette scorrette” è un po’ come dire “ritornelli monelli”, è soltanto un modo – spero simpatico – di mettere in risalto la mia vena sarcastica, che non credo sia un minuscolo capillare, ma una vena di quelle che porta via il sangue marcio dal cuore. In linea di massima – laddove è possibile – provo a non affidarmi troppo al pensiero razionale e alle varie logiche che governano il mainstream. Della musica “pop” amo l’immediatezza e l’incisività, un po’ meno lo scopo, le intenzioni e l’orizzonte espressivo.

2. Dopo anni in band dai nomi improbabili e collaborazioni importanti, hai scelto la strada solista. Cosa ti ha spinto a fare tutto da solo, e cosa hai scoperto di te stesso lungo il percorso?
Cosa mi ha spinto a fare da solo? Ovviamente i nomi improbabili delle band… :), ma non solo, credo che sia stata soprattutto la differenza di intensità nell’approccio tra me e gli altri componenti delle band: quello di una band è un contesto sulla carta democratico, ma che spesso finisce per essere una somma di compromessi, come canto nel brano “Accademico però”, ascoltabile nel primo disco.

3. “A Pezzi” era quasi una serie tv in musica, “Una Droga Diversa” ha un’attitudine più diretta. Come sta evolvendo il tuo modo di raccontare storie in musica?
Nell’album “A Pezzi” volevo che ogni pezzo sembrasse fatto da un regista diverso, un po’ come gli episodi della serie “Black Mirror”, uniti da un sottile filo conduttore, che nel caso del mio disco è la mia voce, la mia persona. Invece “Una Droga Diversa”, così come “L’Antidoto”, sono arrivate successivamente e sono episodi isolati. Con il tempo che passa cambia il mio sentire e di conseguenza anche quello che esprimo e come lo esprimo.

4. Nel corso della tua carriera hai condiviso il palco con nomi importanti della scena indipendente italiana. C’è un incontro che ha segnato un prima e un dopo per te?
Sinceramente no 🙂 anche perché “carriera” andrebbe messo tra virgolette, diciamolo… ;). Ho avuto la fortuna di condividere il palco con artisti che stimo, e ognuno mi ha lasciato qualcosa. Ma non credo molto agli incontri rivelatori da film biografico: più che i nomi importanti a cambiarci davvero sono le crisi, gli errori, le cantonate che prendiamo, insomma l'”oceano di schiaffi” e il “mare di squali” di cui parlo in “Cortile Scolastico”, uno dei miei brani preferiti del disco che verrà, che racconta proprio del periodo in cui ho iniziato a inventare canzoni.

5. Suonerai all’Indieponente, una rassegna che unisce voci indipendenti con percorsi molto diversi. Cosa ti aspetti da questo festival e che tipo di set porterai sul palco?
Da questo festival mi aspetto buena onda e good vibrations, un pubblico curioso e, perché no, un buon feedback. Sul palco salirò con la “carcassa” (ovvero la mia vecchia grancassa) e la chitarra, accompagnato da Giulia Subba al violino elettrico. Insomma, un live set “minimale… e meno male” (citando “La Parlantina” 😉 : fare le cose bene è difficile da solo, in due è una bella sfida, figuriamoci quando si è con tutta la band, che magari ha pure un nome improbabile… 😉 Ci vediamo a settembre!

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